Giovedì 15, Domenica 18 e Giovedì 22 gennaio abbiamo avuto l’onore di ospitare il regista torinese Stefano Di Polito che dopo aver presentato il suo ultimo lavoro alla 43° edizione del Torino Film Festival ha portato in giro per le sale di Torino il docufilm “Nel blu dipinti di rosso”. Il film sarà ancora in programmazione domenica 1 febbraio alle ore 15:30.
Di seguito l’intervento di domenica 18 gennaio:
All’Agnelli mi sento a casa, da giovane avevo la sensazione di un mondo che non mi piaceva e attraverso l’arte, attraverso la creatività, ho scoperto che potevo inventare qualcosa. Io mi occupavo della periferia. Un po’ di fermate in più di là, col 63 di una volta. E quando ti trovi, insomma, di fronte a delle cose che non ti tornano… a volte ti fan credere che sei tu quello sbagliato, no? Che ti devi allineare. Invece qui c’era un Don illuminato, Don Livio, e la compagnia Assemblea Teatro che mi ha adottato da ragazzino proprio. Poi ho iniziato a fare teatro, ho iniziato a scrivere, a pensare e anche a trasformare quella voglia di fare in opere che potevano coinvolgere altre persone. Quindi per me è un onore e un dovere stare qui.
I Cantacronache: innanzitutto vi porto i saluti di Emilio Jona, che ha 98 anni. Lui segue tutti i giorni l’andamento del film ed è molto soddisfatto di questo lavoro. Per me è una gratificazione importante sapere che un grande intellettuale apprezza molto questo documentario, si sente orgoglioso di averlo fatto e si riconosce in questo lavoro. Quindi questa è la gratificazione più grande.
La storia dei Cantacronache è una storia che probabilmente qualcuno di voi conosce, perché i Cantacronache hanno un loro pubblico. Però è una storia che era da recuperare. È una storia che ho cercato di recuperare rendendola il più possibile attuale: non fare un’operazione nostalgica di qualcosa che non c’è più, ma un’operazione di ri-attualizzazione di qualcosa che ci riguarda ancora e di cui abbiamo bisogno.
Ci riguarda come torinesi, perché i Cantacronache potevano nascere e svilupparsi solo a Torino. Torino città della Resistenza, Torino città dell’antifascismo, Torino città operaia, Torino città della cultura. E credo che sia un dovere, indipendentemente da dove arriviamo, conservarla, proteggerla, resistere e anche opporsi magari quando viene maltrattata.
E allora forse proprio per questo motivo i Cantacronache e anche questo film ci dà un po’ di speranza, un po’ di voglia di non dimenticare e di impegnarci oggi. Ci sono tante battaglie da fare, perché vedrete come la riscoperta di queste canzoni in realtà ci fa capire che quei testi, quelle musiche, quelle parole, quelle riflessioni forse sono più importanti oggi rispetto alla fine anni cinquanta, quando le persone forse avevano ancora in mente che cos’era il fascismo, avevano ancora in mente che cos’era la guerra, si opponevano all’inizio di qualcosa. Forse noi oggi dobbiamo un pò scuoterci e cercare di fermare qualcosa che è molto dilagante. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo.I Cantacronache sono famosi in tutta Italia, il film girerà tutta l’Italia. Dobbiamo essere orgogliosi del fatto che il cantautorato, la canzone d’impegno, la canzone realista è nata a Torino e questo piccolo film lo ha ricordato alla città e presto lo ricorderà in tutta Italia.
La storia era già meravigliosa, era già favolosa e io non ho voluto aggiungere altro per restituire in maniera più pulita le testimonianze dirette di Emilio e di Fausto, che sono due dei fondatori dei Cantacronache e per diffondere i materiali di archivio sapientemente conservati dal fondo C.R.E.O.
Un grazie al critico cinematografico Davide Stanzione per aver moderato l’incontro con il pubblico.