Un dramma storico ambientato nel 1936 durante la rivolta palestinese contro il dominio coloniale britannico.

Domenica 1 novembre ore 18:00 e 21:00

2-3-4 novembre ore 21:00

A Gerusalemme, nell’epoca del Mandato britannico della Palestina, il giovane Yusuf lavora come autista per il facoltoso Amir Atef e sua moglie, la giornalista Khuloud. Punto di contatto tra gli ambienti altolocati cittadini e la realtà rurale del paese, il giovane proviene dal villaggio di Al-Basma, dove cova la ribellione contadina nei confronti dei coloni ebrei, che prendono sempre più il controllo dei territori, e della repressione militare britannica, rappresentata dal capitano Wingate. Dopo la notizia della spartizione del paese tra ebrei e arabi, nel 1937, il conflitto esplode nel villaggio e coinvolge la famiglia di Yusuf e quella della giovane vedova Rabab, la quale a sua volta ha una figlia e dei genitori anziani di cui preoccuparsi.

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Espressamente concepito e realizzato dalla regista Annemarie Jacir come prospettiva palestinese sugli eventi cruciali della rivolta araba del 1936, questo dramma storico getta le dolorose fondamenta per un secolo successivo di conflitti israelo-palestinesi, ben prima della nascita dello stato di Israele e della guerra del 1948.

In una narrativa di ampio respiro, dalla natura corale e capace di abbracciare punti di vista multipli, Jacir lascia in realtà da parte la presenza ebrea per concentrarsi sulla disastrosa responsabilità britannica, che tra il lavoro della Commissione Peel e la violenta repressione sul campo dei ribelli indirizzò tutti gli eventi successivi.

Ma il suo (che in Palestina ci è nata e al racconto del paese ha dedicato una carriera, da Quando ti ho visto a Wajib – Invito al matrimonio) è soprattutto l’affresco che racconta un popolo, qui colto nel momento che ne cambia la storia e la società. Se la violenza e le tensioni (da ambo le parti) erano già cominciate da oltre un decennio, il vibrante panorama palestinese messo in scena da Jacir abbraccia la sfera culturale e quella politica, il mondo dei lavoratori portuali e degli scioperi operai, le ipocrisie degli intellettuali e la vita contadina nei villaggi, con più di un occhio alla disparità tra classi sociali, sfaccettattura raramente esplorata sull’argomento.

Come a riconoscere che nessun singolo personaggio di finzione può mai racchiudere in sé tutto il peso di vicende così spinose, il film deflagra in soggettività parziali a cui prestano il volto un gran numero di attori riconoscibili: Liam Cunningham e Jeremy Irons dal lato britannico e la leggendaria Hiam Abbass a capeggiare la nutrita schiera palestinese, in cui nel piccolo ruolo di Khalid fa sempre piacere ritrovare il poliedrico Saleh Bakri, protagonista di Salvo nel 2013 per Grassadonia e Piazza, collaboratore storico di Jacir e poi più di recente star ne Il caftano blu per Maryam Touzani.