Il film racconta la storia dei Cantacronache attraverso la testimonianza diretta di Emilio Jona, teorico del gruppo, e di Fausto Amodei, interprete principale delle canzoni.
Domenica 01 febbraio ore 15:30
Ci sono storie dimenticate che hanno però segnato la nostra cultura. È il caso dei Cantacronache, collettivo torinese di musicisti, poeti e scrittori che, tra il 1958 e il 1962, diede origine al cantautorato italiano con una “canzone neorealista” capace di raccontare la vita vera. Il documentario ne riscopre il primo concerto e i testi.
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Nel blu dipinti di rosso è l’ultima fatica cinematografica del regista Stefano Di Polito, presentata in anteprima alla 43ª edizione del Torino Film Festival. Il documentario, insieme nostalgico e sorprendentemente attuale, compie un viaggio a ritroso di oltre settant’anni, riportandoci alle origini di un movimento musicale oggi troppo poco ricordato: quello dei Cantacronache.
Un progetto controcorrente
Nati nel 1958 e attivi fino al 1963, i Cantacronache furono un collettivo di parolieri, musicisti e intellettuali che decisero di opporsi alla tradizione sanremese dell’epoca. L’obiettivo era chiaro e rivoluzionario: scrivere canzoni che raccontassero la verità, senza abbellire la realtà e senza nascondere le crepe sociali del Paese dietro melodie rassicuranti. Il loro archivio – ricchissimo di registrazioni, testi, appunti e testimonianze – è riuscito a sopravvivere fino a oggi, diventando il motore del lavoro di Di Polito. Il documentario ci insegna che la loro musica non nasceva per intrattenere, ma per far riflettere. Era una forma di resistenza culturale, un modo elegante e pungente per portare alla luce questioni scomode attraverso l’ironia e la lucidità politica.
Gli ultimi testimoni
Tra i principali protagonisti di quel mondo rimangono Fausto Amodei ed Emilio Jona, gli ultimi custodi di un’epoca e di un modo di fare musica unico. È proprio grazie ai loro racconti che il regista decide di coinvolgere Magda Film nella produzione, comprendendo l’urgenza di riportare alla luce questa storia. Alla presentazione ufficiale al TFF, Jona – unico superstite presente in sala – ha condiviso aneddoti vivaci e ironici sulla sua vita e sul collettivo. Amodei, scomparso nel settembre precedente, ha comunque lasciato nel film una preziosissima testimonianza finale.